Ci siamo trasferiti su www.OpenNews.it!

Il giornalismo 2.0 di Open News/Iron Economy si è trasferito su www.OpenNews.it !!

Il Grande Re del Tennis Ha Piegato la Testa

Pubblicato da jak92 su 15 Settembre 2009

Eccolo, è lui, primo nel mondo, incoronato re del tennis: Roger Federer.

Stile.. esperienza.. eleganza.. aggettivi che, per questo atleta, sono divenatati componenti genetici sin da quando giocava a tennis da bambino. Tanti spettatori, tanti rivali, tanti nemici, tanti match, due sole vere amiche: la classe e la vittoria.

roger-federer-wimbledon-champion-2007

Poi arriva il vero avversario, quello che come unico obbiettivo ha di arrivare più in alto di te, il giocatore che reinventa il tennis impostandolo sulla fisicità e furbizia: Rafael Nadal.   Ma non è il nuovo numero due a impensierire il grande protagonista del tennis a quest’ultimi Us Open in America, infatti, Federer vince senza problemi fino alla semifinale, dove incontra Djokovic.  Nella penultima partita si trattiene non spende troppe energie fino a quando il risultato entra in pericolo, allora, come un mago tira fuori il suo numero migliore, e su palla, prima corta e poi lunga, di Djokovic lo svizzero fa punto con un passante lungo linea che parte da sotto le sue gambe, facendone l’emblema della sua superiorità (il filmato di quest’ultimo colpo sta spopolando su YouTube), strappando così il biglietto per l’ultima partita per l’assegnazione del trofeo contro l’argentino Del Potro.

Adesso tutto si accende, la mitica finale del grande slam americano diventa il palcoscenico perfetto per uno dei momenti più memorabili per la storia del grande tennis.                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                           I giochi sembrano già fatti dopo il primo set, quando Federer acquista vantaggio e impone il suo gioco.. poi, la svolta, la grinta, la magia.        L’Argentino scuote la testa ritorna concentrato, dimentica i pronostici dei giornali mondiali e rientra in campo. Prima afferra il risultato, poi, dopo quattro interminabili ore, decide che per lui quello sarebbe stato il più grande giorno tennistico mai vissuto prima, e, quando Federer al quinto set aveva esaurito le forze,  Del Proto gli ha fatto abbassare la testa dalla vetta della classifica mondiale, per fargli ammirare la sua prima vittoria in un Grande Slam contro il numero 1 della storia di questo sport.

“Avevo due sogni, quando sono arrivato qui – ha detto un felicissimo Del Potro a fine match -. Il primo era vincere il torneo, il secondo era diventare grande come Federer. Uno si è avverato, ma per l’altro dovrò lavorare ancora duro. Roger è un campione vero, ha lottato fino all’ultimo punto. Io sono stato bravo a riprendermi dopo una partenza nervosa, la scorsa notte non ho dormito per la tensione”.                         Nonostante la sconfitta comunque Federer replica da signore, come al solito: “Non si può vincere sempre, ho avuto comunque un’estate fantastica. Juan Martin ha meritato la vittoria. Per me la vita continua, non c’è problema”.

Nessuna aveva mai parlato di questo giovane argentino, chi può sapere se dopo un emozione come quella americana dell’altra sera, ci potremo abituare a essere spettatori di un Federer che scende nel mondo dei mortali, e di nuovi professionisti che invece puntano in alto verso l’olimpo del tennis.

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OpenFinance: la gara azionaria di OpenNews.it

Pubblicato da ironeconomy su 15 Settembre 2009

Con questo articolo inauguriamo la sezione finanziaria di OpenNews.it: Open Finance. In questa sezione saranno pubblicati, con periodicità solitamente settimanale, gli investimenti nel mercato azionario mondiale ed in quello di fondi ed obbligazioni di OpenNews.

Prima di iniziare una sezione del genere, avvertimenti e premesse sono d’obbligo. Per prima cosa, il mercato azionario non è un investimento sicuro. Se osserviamo i grafici storici dei principali indici, Dow Jones, Nasdaq, S&P, Mibtel etc, notiamo che negli anni i rendimenti azionari hanno mediamente sovrapperformato quelli obbligazionari, o di titoli di stato. Osservando sempre gli stessi grafici, tuttavia, ci rendiamo conto che i mercati azionari sono estremamente volatili. 1929, bolla del Dot com, 2009, i dati parlano chiaro: investendo in azioni si può perdere anche l’intero capitale e non si tratta di casi rari. Una tendenza comune degli investitori è la tendenza a credersi piu bravi, piu furbi, piu attenti degli altri non appena si realizzano dei guadagni, quindi attenzione! Ci sono cascati in molti, troppi prima di voi: non fatevi mai prendere da manie di onnipotenza!bull_nad_bear

Realizzare guadagni durante un rally azionario non significa essere bravi investitori. Investire “a istinto”, ovvero sostanzialmente a caso, ed avere successo le prime volte non garantisce affatto che i guadagni si ripetano. Che cosa significa allora essere bravi investitori? Piu facile a dirlo che ad esserlo. Un bravo trader è colui che, a distanza di anni, riesce ad evitare i crolli periodici e che, fra le perdite inevitabili e guadagni, riesce ad ottenere un profitto superiore a quello che gli avrebbe garantito un investimento piu sicuro. Eh già: neppure guadagnare il 3% in un anno significa essere bravi se nello stesso periodo un conto corrente paga il 4%.

Non esiste una ricetta per far guadagnare in borsa. Al limite, esistono degli elementi che possono aiutare. L’Analisi tecnica, dati macroeconomici, la lettura del bilancio, essere informati ed una buona dose di fortuna sono alcuni di questi. Ma attenti anche in questo caso, perchè nessuno di questi dati è affidabile. Resistenze e supporti sono solamente dati statistici, l’azienda piu solida può trovarsi all’istante in difficoltà, i dati macroeconomici possono provocare effetti contrari a quelli previsti e, soprattutto, informazioni e consigli non danno alcuna certezza. Trattate sempre i rating e consigli per quello che sono: opinioni!

In questa sezione, OpenFinance, non vogliamo dare consigli su cosa acquistare. Non abbiamo assolutamente la pretesa di dare indicazioni in un campo così complesso, un campo in cui, nell’ultimo crollo azionario, il 90% dei migliori “esperti” della terra hanno portato con i loro consigli ed i loro rating “Buy-Strong Buy” milioni di persone a perdere i loro risparmi. E non vogliamo, nè abbiamo, alcuna responsabilità se effettuata le nostre stesse operazioni. Anzi, vi sconsigliamo di farlo. In questa sezione non daremo indicazioni: scriveremo solamente gli investimenti che noi, con budget estremamente limitati per non correre rischi, effettuiamo tutte le settimane. Non sono consigli, anche perchè, avendo acquistato noi questi titoli, ci sarebbe un conflitto di interessi!

Considerate OpenFinance una specie di “gara fra trader”, un gioco fra orsi e tori, perchè di un gioco di tratta la borsa, per vedere che risultati in percentuale riusciamo ad ottenere. La speranza è quella di “intrattenervi” con queste compravendite di titoli e di comprendere, insieme, un po meglio il mercato finanziario. Potete partecipare a questa gara anche voi senza rischio, con un capitale azionario virtuale.

Per semplicità di comprensione, considereremo un investimento immaginario di 10.000€ complessivi nell’acquisto dei vari titoli e fondi: si tratta di una cifra immaginaria, che non corrisponde a nessun portafoglio azionario reale!

Nel caso qualcuno volesse partecipare alla sfida in questa stessa sezione, mi contatti.

Niccolò Ferragamo (Ferro, Iron per gli amici)
ipernikko@gmail.com – Open News.it

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Giornalismo su Open News.it: come collaborare e come scrivere.

Pubblicato da ironeconomy su 14 Settembre 2009

Superato il traguardo delle 1000 visite ed implementata la nuova struttura del sito, Open News.it continua a cercare collaboratori. Per chiarezza e semplicità, spiego in questo articolo le poche e semplici procedure richieste per diventare un giornalista amatoriale su Open News.it.

Perchè collaborare con Open News.it

Con Open news.it vogliamo fornire informazione libera, slegata da ogni formazione politica e rivolta a cambiare, per quanto possibile, la società in meglio. Ma sopratutto Open News.it è un giornale aperto ad ogni collaborazione! Se ti piace scrivere, se hai idee innovative, se il tuo sogno è di entrare nel giornalismo o se semplicemente vuoi condividere con i nostri lettori le tue conoscenza, il nostro progetto può interessarti.La scrittura di per se aiuta a crescere ed a formarsi un opinione critica sul mondo. Scrivere su un giornale online è il miglior modo per imparare mentre si svolge un ruolo utile: arricchire la società con il proprio pensiero. La nostra redazione è in continua espansione ed è impegnata costantemente in un dialogo costruttivo sulle piu svariate tematiche. Informare e crescere: è’ questo l’obiettivo primario di Open News.it.

Ma collaborare con noi non è solo questo. Open News.it è un ottima vetrina per mostrare al mondo le proprie abilità giornalistiche ed aprirsi una strada nel settore. In quanto progetto privo di finanziamenti, non è al momento prevista retribuzione gli autori: ma non sarà sempre così. Se continueremo ad ingrandirci sarà previsto un compenso per il lavoro svolto dai vari collaboratori, per contribuire al miglioramento della qualità dell’informazione e permettere l’inizio di una carriera giornalistica.

Come collaborare con noi

Collaborare con Open News.it è molto semplice. Non importa età, esperienza nel settore o diploma di studio. Non serve neppure spostarsi di casa. Per scrivere su Open News.it basta contattare un membro della redazione (trovate i contatti nell’apposita pagina, oppure in fondo ai miei articoli) via email o via live messenger, comunicargli di cosa vorresti scrivere e, se possibile, inviargli un esempio di articolo o racconto scritto. In alternativa potete lasciare un commento sotto uno degli articoli. Ovviamente, non è richiesta alcuna quota di sottoscrizione.

Una volta accettata la proposta di collaborazione, potrete registrarvi su Open News.it (potete farlo anche subito, dalla voce “registrati” nel menù “Meta” a destra) ed iniziare a scrivere.

Di cosa e quanto scrivere

giornali

Open News.it è un portale di informazione libera, indipendente e sincera. In quanto tale, ogni tematica e forma di scrittura (che siano racconti, articoli, inchieste, saggi) è ben accetta. Le uniche norme da rispettare sono l’utilizzo di una sintassi corretta, un linguaggio non volgare, non offensivo e l’utilizzo di sole fonti vere e documentate.

Per collaborare con Open News.it non è necessario scrivere tutti i giorni o tutte le settimane: basta mantenere una collaborazione costante nel tempo per permettere ai lettori di seguire il vostro percorso. Potete gestire una rubrica periodica (con uscita ogni due giorni, settimanale oppure mensile), oppure scrivere in modo piu libero. In linea di massima, la stesura di uno o più articoli la settimana è consigliata per rimanere nella redazione.

Regole sulla formattazione dell’articolo

Per scrivere un buon articolo online non bastano i contenuti e la sintassi: multimedialità e formattazione sono altrettanto importanti. Un articolo interessante ed in un buon italiano scritto senza punti a capo, immagini, parole chiave in grassetto con ogni probabilità non attirerà l’attenzione del lettore. Le regole di formattazione devono essere seguite per ogni articolo scritto, quindi leggi attentamente i punti seguenti.

  • Dividere l’articolo in piu paragrafi, separati da una riga bianca (due punti a capo). Evitate sempre di scrivere più di 15-20 righe senza cominciare un nuovo paragrafo: questo artificio migliora estremamente la leggibilità e l’ “estetica” dell’articolo.
  • Inserire alcune parole o frasi chiave in grassetto durante l’articolo. Una parola in grassetto attira l’attenzione del lettore e stimola chi ha intrapreso la lettura dell’articolo ad andare avanti!
  • Inserire un immagine nel corpo dell’articolo: fatelo per tutti gli articoli. Per aggiungere un immagine è sufficiente cliccare in alto al box di scrittura, accanto a “Carica/Inserisci” sull’apposito pulsante. Evitate di aggiungere immagini da link esterni: piuttosto uploadate le immagini dal vostro computer su Open News (Aggiungi immagine – Dal computer) e posizionatela in seguito nell’articolo.
  • Inserite l’immagine scelta come “Thumb”. Come avrete notato, nella pagina principale di Open News.it appaiono immagini per ogni anteprima di articolo. Per permettere al sistema di associare un immagine anche ai vostri articoli, la procedura è semplice. Una volta uploadata, seguendo la procedura del punto precedente, l’immagine sul sito, sempre da “Aggiungi Immagine ->Dal computer” oppure da “Aggiungi Immagine ->Libreria Media ->Visualizza” cliccate sul pulsante “Url File” per ottenere il link dell’immagine uploadata.A questo punto sotto il box di scrittura dell’articolo (sotto “Riassunto” e “Invia trackback”) nel riquadro “Campi personalizzati” aggiungetene uno nuovo con nome “thumb” e al posto del “valore” l’ “Url File”, il link dell’immagine uploadata. A questo punto al vostro articolo, nella Homepage o in qualsiasi anteprima, sarà associata quell’immagine.Per ottenere un effetto ottimale delle immagini, dovrebbero avere una risoluzione di 700×300px (lunghe il doppio di quanto sono alte, per intenderci). Cercate quindi di ritagliare con qualche programma (Photoshop, Office picture manager, ma anche Paint va benissimo) le immagini uploadate a quella dimensione. Evitate di uploadare immagini troppo pesanti per evitare di rallentare il sito e l’aggiornamento dei vostri articoli.
  • Inserire sempre una categoria di appartenenza dell’articolo: potete farlo dal Box a destra “Categorie”, selezionando una o piu categorie attinenti all’articolo scritto.
  • Inserite sempre le “Tag” al vostro articolo. Le tag, o parole chiave, servono ai motori di ricerca per trovare i vostri articoli e permettere, quindi, a piu lettori di leggerli. Se parlate di una partita della fiorentina, per esempio, a “tag articoli” (box sulla destra, sopra “categorie”) scriverete “fiorentina, calcio, sport”.
  • Inserire un trackback ai blog citati: se nel vostro articolo avete citato un blog, o un intervento di qualche altro blog, nel box “Invia trackback” inserite il link dell’articolo. In questo modo il proprietario del blog saprà di essere stato citato e con ogni probabilità si interesserà al vostro articolo.

Per ogni altra informazione, consiglio, richiesta, non esistate a contattarmi.

Niccolò Ferragamo (Ferro, Iron per gli amici)
ipernikko@gmail.com – Open News.it


Disclaimer: Open news.it non è una testata iscritta al ROC e non è un giornale professionale. Gli articoli sono realizzati da un gruppo di amici, conoscenti e collaboratori che si dedicano all’attività giornalistica per passione e non per lavoro. Se un qualche articolo dovesse contenete riferimenti errati, affermazioni contestabili o recare offesa a qualcuno, vi preghiamo di segnalarcelo quanto prima: non è certo nostra intenzione.

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First person shooter: nuovi orizzonti.

Pubblicato da ironeconomy su 14 Settembre 2009

Warrock e Operation7 sono sicuramente dei bei classici, ottimi per la loro leggerezza, ma non possono ormai più competere con nuove uscite. Tanto per cominciare Combat Arms, il secondo capitolo di warrock, decisamente molto più ricco sia per quanto riguarda le personalizzazioni delle armi ed equipaggiamento, sia per le numerose modalità aggiunte.

americas-army-3-16

Per i veri intenditori degli fps (first person shooter) online vi è inoltre il gioco più realistico mai realizzato: Americas Army 3. Dopo aver giocato ad AA3 tutti gli altri fps sembreranno un giochino da bambini al pari si super mario. Purtroppo ha una grossa pecca per i giocatori europei: essendo tutti i server in America è molto accentuato il problema del lag.

Arriviamo infine a Call Of Duty 4 Modern Warfare. Anche se lo cito per ultimo è considerato dalla stragrande maggioranza dei giocatori il migliore in assoluto: grafica spettacolare, personalizzazioni avanzate, una marea di modalità e giocabilità elevatissima, provare per credere.

Tutti gli amanti di COD stanno fremendo per il seguito che uscirà a Novembre. Graficamente sarà sicuramente una spanna sopra tutti gli altri, per quanto riguarda la giocabilità siamo tutti curiosi di provarlo di persona. Se volete una preview date un’occhiata su youtube:
http://www.youtube.com/watch?v=6ZUmTdeaoiQ

Andrea Amico
Open news.it

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Ci siamo spostati su: www.OpenNews.it

Pubblicato da ironeconomy su 12 Settembre 2009

Superate le 450 visite, siamo lieti di aprire il sito ufficiale che ospiterà il nostro giornale: è finalmente disponibile

www.OpenNews.it

logo

Tutti gli articoli sono già stati spostati e quelli nuovi saranno pubblicati sul nuovo dominio. Per tutti gli autori, è possibile scrivere articoli sul nuovo sito utilizzando gli stessi dati d’accesso che utilizzavate qui. A presto!


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Trasferimento su OpenNews.it

Pubblicato da ironeconomy su 11 Settembre 2009

Finalmente ironeconomy.wordpress.com si trasferisce su OpenNews.it! Continuate a seguirci!

Niccolò Ferragamo
ipernikko@gmail.com – OpenNews.it

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"Rispetto", un Termine per Tanti, un Valore per Pochi

Pubblicato da jak92 su 8 Settembre 2009

Non importa che tu sia di destra o di sinistra
se perdi di vista le cose più sane
principalmente rispetta te stesso
se vuoi più rispetto dalle altre persone,
Non importa
la fede che hai Allah, Jahvè, Gesù o Maria
ricorda la vita è la cosa più bella
per quanto ogni uomo è uguale a una stella
……..
In questo scorrere
di immagini veloci
di vergini più audaci..

Esprimi un concetto senza timore
se riesci a capire che viene dal cuore
e senza paura dì sempre la tua
si fonda su questo la democrazia,
Non importa se ti trovi a un bivio segui l’istinto
ascolta i consigli di chi ne ha messa di strada in archivio
ascolta perchè
chi sa ascoltare sa anche vivere
in questo scorrere
di immagini veloci
di vergini più audaci,
di rallenty della burocrazia
di estetica analisti e polizia….

Non importa se non sai reagire
pensa a tuo nonno che a soli vent’ anni aveva bisogno di un fucile
perchè un politico mandava a morire,
per gli ideali di teste impazzite, evanescenti e disinibite
sognavano gloria e strappavano vite come petali di margherite,
Non importa se il tempo è passato
la storia ha insegnato che abbiamo pagato
per ogni uomo di Stato sbagliato
per ogni volta che abbiamo frainteso,
Non importa se sei bianco o se sei nero
se sei falso o sei severo,
se sei forte o sei indifeso

ogni colore alla luce è più acceso !


Il testo che avete appena letto è un brano di Fabrizio Moro, intitolato Non Importa.

I motivi per cui è riportato sono diversi, e proprio per questo, l’articolo che andrete leggendo, non avrà una sua sezione ben precisa, ma abbraccerà diversi campi, proprio come fa questa canzone.

Già perché proprio queste strofe riescono a fare una cornice perfetta sia, di ciò che in questo momento è l’Italia, un paese forse troppo avvolto dal caos per poter ritrovare la sua strada, sia, su ciò che probabilmente molte menti, in modo utopistico, pensano possa essere una nuova serie di principi su cui fondare le nostre vite, come l’uguaglianza tra tutti gli uomini, il valore della vita e il rispetto per ciò che ci viene insegnato dall’esperienza altrui.   Probabilmente alcuni di voi che leggeranno questo articolo penseranno ad alcuni dei principi che ho detto come pilastri di fazioni politiche estremiste, ma ciò che deve trasparire da questo articolo è tutt’altro genere di messaggio.flowergz8

Infatti per quanto alcuni valori ci possano sembrare lontanissimi dal contorno sociale in cui viviamo potremmo provare a coniugarli con il nostro quotidiano, abbattendo una volta per tutte quel genere di barriere politiche che, ancora con troppa poca esperienza, ci poniamo davanti.

Impariamo da chi negli anni 60’ riuscì ad aprire un dialogo tra quello che era il mondo della chiesa, rappresentato dalla Democrazia Cristiana, e quello dell’estrema sinistra, condotto dal Partito Comunista. Due mondi apparentemente inavvicinabili, ma che imparando l’uno dall’altro sono riusciti a rialzare l’Italia  del periodo del dopo guerra.

Questa canzone è basata appunto su un termine di base: il Rispetto. Spesso infatti questo, invece di costituire un piacere, rappresenta solo uno sforzo che in pochi vogliono fare, per il semplice motivo che dare rispetto agli altri significa porre in secondo piano il proprio orgoglio o “ego”

Che infatti rappresenta il motore della maggior parte delle nostre incomprensioni e chiusure. Tutto ciò non vuole apparire né come un rimprovero, né come una lista di insegnamenti, ma una semplice riflessione su quello che spesso noi giovani affrontiamo ogni giorno senza mai fermarci per riflettere a riguardo.

Personalmente penso che sarebbe davvero bello se rileggendo questa canzone la prendessimo come spunto per i nostri prossimi confronti, sperando di riuscire a dire anche noi ogni tanto: Non Importa…..

PS: vi consiglio di ascoltare la canzone su youtube

Jak92

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“Rispetto”, un Termine per Tanti, un Valore per Pochi

Pubblicato da jak92 su 8 Settembre 2009

Non importa che tu sia di destra o di sinistra
se perdi di vista le cose più sane
principalmente rispetta te stesso
se vuoi più rispetto dalle altre persone,
Non importa
la fede che hai Allah, Jahvè, Gesù o Maria
ricorda la vita è la cosa più bella
per quanto ogni uomo è uguale a una stella
……..
In questo scorrere
di immagini veloci
di vergini più audaci..

Esprimi un concetto senza timore
se riesci a capire che viene dal cuore
e senza paura dì sempre la tua
si fonda su questo la democrazia,
Non importa se ti trovi a un bivio segui l’istinto
ascolta i consigli di chi ne ha messa di strada in archivio
ascolta perchè
chi sa ascoltare sa anche vivere
in questo scorrere
di immagini veloci
di vergini più audaci,
di rallenty della burocrazia
di estetica analisti e polizia….

Non importa se non sai reagire
pensa a tuo nonno che a soli vent’ anni aveva bisogno di un fucile
perchè un politico mandava a morire,
per gli ideali di teste impazzite, evanescenti e disinibite
sognavano gloria e strappavano vite come petali di margherite,
Non importa se il tempo è passato
la storia ha insegnato che abbiamo pagato
per ogni uomo di Stato sbagliato
per ogni volta che abbiamo frainteso,
Non importa se sei bianco o se sei nero
se sei falso o sei severo,
se sei forte o sei indifeso

ogni colore alla luce è più acceso !


Il testo che avete appena letto è un brano di Fabrizio Moro, intitolato Non Importa.

I motivi per cui è riportato sono diversi, e proprio per questo, l’articolo che andrete leggendo, non avrà una sua sezione ben precisa, ma abbraccerà diversi campi, proprio come fa questa canzone.

Già perché proprio queste strofe riescono a fare una cornice perfetta sia, di ciò che in questo momento è l’Italia, un paese forse troppo avvolto dal caos per poter ritrovare la sua strada, sia, su ciò che probabilmente molte menti, in modo utopistico, pensano possa essere una nuova serie di principi su cui fondare le nostre vite, come l’uguaglianza tra tutti gli uomini, il valore della vita e il rispetto per ciò che ci viene insegnato dall’esperienza altrui.   Probabilmente alcuni di voi che leggeranno questo articolo penseranno ad alcuni dei principi che ho detto come pilastri di fazioni politiche estremiste, ma ciò che deve trasparire da questo articolo è tutt’altro genere di messaggio.flowergz8

Infatti per quanto alcuni valori ci possano sembrare lontanissimi dal contorno sociale in cui viviamo potremmo provare a coniugarli con il nostro quotidiano, abbattendo una volta per tutte quel genere di barriere politiche che, ancora con troppa poca esperienza, ci poniamo davanti.

Impariamo da chi negli anni 60’ riuscì ad aprire un dialogo tra quello che era il mondo della chiesa, rappresentato dalla Democrazia Cristiana, e quello dell’estrema sinistra, condotto dal Partito Comunista. Due mondi apparentemente inavvicinabili, ma che imparando l’uno dall’altro sono riusciti a rialzare l’Italia  del periodo del dopo guerra.

Questa canzone è basata appunto su un termine di base: il Rispetto. Spesso infatti questo, invece di costituire un piacere, rappresenta solo uno sforzo che in pochi vogliono fare, per il semplice motivo che dare rispetto agli altri significa porre in secondo piano il proprio orgoglio o “ego”

Che infatti rappresenta il motore della maggior parte delle nostre incomprensioni e chiusure. Tutto ciò non vuole apparire né come un rimprovero, né come una lista di insegnamenti, ma una semplice riflessione su quello che spesso noi giovani affrontiamo ogni giorno senza mai fermarci per riflettere a riguardo.

Personalmente penso che sarebbe davvero bello se rileggendo questa canzone la prendessimo come spunto per i nostri prossimi confronti, sperando di riuscire a dire anche noi ogni tanto: Non Importa…..

PS: vi consiglio di ascoltare la canzone su youtube

Jak92

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Dal dopoguerra a tangentopoli: un romanzo tutto Italiano. Parte 2

Pubblicato da ironeconomy su 7 Settembre 2009

IL REFERENDUM: Abbiamo lasciato l’Italia nella prima parte di questa storia (articolo del 5 settembre 2009) nelle sue vesti nuove, fresche, di giovane repubblica. Il referendum, tenuto per finalmente a suffragio universale maschile e femminile, aveva conferito uno scarto di 2 milioni di voti alla nuova forma istituzionale. Si tratta di un margine piuttosto importante, ma che nasconde un dato importante sulla provenienza delle votazioni: il divario fra nord e sud continuava a manifestarsi, essendo stato il Mezzogiono il principale serbatoio di voti monarchici.

LA SCISSIONE DEL PARTITO SOCIALISTA E L’ESCLUSIONE DELLE SINISTRE: Eletto Enrico de Nicola capo di stato provvisorio ed allontanata ormai la monarchia, il governo di coalizione Democristiano e social-comunista si trovava dinnanzi un’altra situazione spinosa: la stipula del trattato di Pace. C’è da dire che la posizione italiana era quantomai complessa: nonostante la firma dell’armistizio con le forze alleate del ’43 (3 Settembre, Cassibile) e l’importante contributo della lotta partigiana, l’Italia risultava a tutti gli effetti un paese sconfitto. Il trattato di Parigi del 10 febbraio 1947 ci trattò, quindi, esattamente da tali: le colonie furono cedute, ma sopratutto parte dell’Istria e di Trieste passarono sotto l’amministrazione della di Tito, il generale Jugoslavo colpevole dell’atroce serie di crimini nei confronti della popolazione italiana, deportata ed infoibata fra l’Aprile ed il Giugno del 1945. Le ripercussioni di queste condizioni non tardarono ad arrivare nella politica Italiana. Durante il congresso socialista di Roma del 9 gennaio 1947, avvenne la storica “scissione di palazzo Barberini” dell’ala anti-comunista del partito. Guidati da Giuseppe Saragat, i dissidenti che accettavano la democrazia parlamentare, si staccarono dalla componente massimalista dando vita al Partito socialista democratico italiano. La situazione politica stava mutando rapidamente: la scissione indeboliva il movimento socialista, a tutto vantaggio dei democristiani, ed i comunisti di Togliatti intuivano il rafforzamento di De Gasperi. Fu proprio per cercare di ritardare l’esclusione dal governo che Togliatti, in occasione dell’approvazione dei patti lateranensi nell’articolo 7 della nuova costituzione, diede il suo voto favorevole. Il gesto, in ogni caso, servì a poco: forte degli aiuti economici del piano Marshall, De Gasperi pose fine al governo tripartitico dando vita ad un nuovo esecutivo con l’esclusione delle sinistre e caratterizzato da una severa vigilanza poliziesca in funzione anticomunista, diretta dal ministro degli Interni Mario Scelba.

LA COSTITUZIONE ITALIANA Fu durante questo governo che, il 22 Dicembre 1947, l’Assemblea Costituente terminò i lavori della nuova Costituzione. Per la calibrata presenza al suo interno di ideali liberali, socialisti ed antifascisti, la Costituzione italiana, tuttora in vigore, è considerabile un documento di grandissimo valore ideologico su cui merita soffermarsi. Dei 139 articoli della costituzione italiana (di cui 5 sono stati successivamente abrogati) 12 ne rappresentano i principi fondamentali, 42 trattano dei diritti e dei doveri dei cittadini, 85 dell’ordinamento della Repubblica. Spiccatamente antifascista, per evitare future degenerazioni autoritarie la costituzione italiana definita rigida, ovvero dai contenuti non integrabili, modificabile o abrogabili. Riportare alcuni passi degli articoli fondamentali è importante per capire la natura della costituzione:

  • Art. 1 “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro”
  • Art. 2 “La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo”
  • Art. 3 “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge… È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana…”
  • Art. 4 “La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.”
  • Art.7 Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani. I loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi.
  • Art. 8 Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge.
  • Art. 11 L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali

I principi elencati chiariscono bene la natura compromissoria, ma non per questo meno valida, della costituzione. Così come la presenza democristiana è ben tangibile nell’articolo 7, altrettanto lo è quella social-comunista nel primo e nel terzo articolo: la Repubblica è fondata sul lavoro e, in quanto tale, ha il dovere di permetterene l’accesso ai suoi cittadini. I principi liberali sono garantiti dall’articolo secondo e, allo stesso modo, i principi egualitati sono sostenuti a piu battute. E’ da notare in particolare la presenza comunista nell’articolo 3: lo Stato non solo riconosce l’uguaglianza giuridica dei cittadini dinnanzi alla legge ma deve contribuire all’effettivo abbattimento delle diseguaglianza economiche e sociali. Da questo punto di vista, la costituzione sembrerebbe accettare in sordina la prospettiva di una progressiva evoluzione in direzione democratico/egualitario, il chè era esattamente l’intento della componente comunista dell’assemblea. Oltre ai principi fondamentali, la Costituzione, in generale, stabilisce la formazione di una democrazia parlamentale dove il Governo è tenuto a ricevere la fiducia del parlamento, e non soltanto la nomina da parte del capo di stato, per esercitare il potere esecutivo. E’ da ricordare, inoltre, che la costituzione prevedeva l’istituzione delle regioni, la cui formazione fu tuttavia rimandata fino al 1970.

LA VITTORIA DC NELLE ELEZIONI DEL ’48: Mi si scusi per la lunga parentesi sulla costituzione, ma non sarebbe stato coerente proseguire questo breve racconto del “romanzo” italiano senza parlarne. Stabilita da forma istituzionale e la nuova costituzione, il 18 Aprile 1948 si tenne l’elezione del primo Parlamento Repubblicano. Il frutto di una campagna elettorale della DC incentrata sul terrore rosso, il recente colpo di stato in Cecoslovacchia, l’effetto della scissione di palazzo Barberini, l’appoggio del blocco occidentale e l’acceso supporto di Pio XII e Azione Cattolica fu evidente: i democristiani ottennero una vittoria schiacciante, che rasentava la maggioranza assoluta con il suo 48,5%. Se l’esclusione della sinistra fu confermata, d’altro canto De Gasperi decise saggiamente di rendere partecipi al governo i componenti del partito liberale, repubblicano e socialista di Saragat: il quadripartito emarginava l’estremismo conservatore e quello comunista, sancendo l’inizio del centrismo. La soluzione moderata subì tuttavia una violenta scossa da un atto estremista di violenza: l’attentato a Togliatti del 1948 da parte di uno studente di destra sembrò far precipitare il paese nella guerra civile. Solo l’intervento di Togliatti stesso, fortunatamente, riuscì a placare lo sciopero generale della CGIL e l’immediata mobilitazione popolare. Paradossalmente, la forza e la compattezza del movimento sindacale uscirono danneggiate dalla protesta: la CGIL unitaria, nata nel 1944 col patto di Roma fra sindacati socialisti, cattolici e socialisti, si scisse per le tensioni del paese in Uil, Cgil e Cisl.

LINEA EINAUDI E PATTO ATLANTICO Erano già passati 3 anni dalla conclusione del conflitto ma le condizioni economiche del paese continuavano ad essere drammatiche. Agli effetti sull’occupazione del crollo della produzione post-guerra italiana (-70% rispetto al 1939) si aggiunsero quelli della circolazione monetaria, aumentata a dismisura per sostenere lo sforzo bellico. In questa situazione fra l’alternativa liberista e quella di diretto intervento diretto dello Stato nell’economia, il ministro (nonchè futuro presidente della repubblica) Einaudi optò per la prima. Comprendiamo il motivo della scelta, definita “linea Einaudi” se pensiamo alle pressioni statunitensi in questa direzione ed il fatto che. Ad influenzare la scelta fu tuttavia anche un interpretazione piu sottile: 18 anni di dirigismo fascista avevano stampato ormai nella mente della popolazione, ed anche dei politici, il binomio Fascismo-Intervento statale. La svolta liberista sembrò quindi un modo per lasciarsi completamente alle spalle il passato regime, anche dal punto di vista economico. La linea Einaudi cercò di attuare un duplice obiettivo: svalutare la lira sul mercato internazionale per rilanciare le esportazioni, e farla rivalutare, con una politica deflazionistica, all’interno del paese. La manovrà ebbe successo per il rilancio della produzione, ma alimentò la disoccupazione e ridusse ulteriormente i salari operai. Persa la compattezza sia del partito socialista che dei sindacati, le forze lavorative non riuscirono in alcun modo ad opporsi alla linea democristiana. Più vive proteste si ebbero per l’ancora irrisolta questione agraria: nel secondo dopoguerra si verificarono numerose occupazioni di terre da parte di contadini che chiedevano l’applicazione delle riforme Gullo. Il governò nel 1950 tentò di rispondere con due interventi. La cosidetta “legge stralcio” permise una parziale ridistribuzione del latifondo, avviando il declino della proprietà terriera assenteista e fu istituita la Cassa del Mezzogiorno. La tradizione clientelare del Sud Italia, non di rado intrecciata con la malavita, ereditata dalla politica Giolittiana (e ancor prima Borbonica)  ebbe tuttavia l’effetto di disperdere le risorse concesse, limitando la portata di questi interventi. Anche in questo caso l’opposizione delle sinistre, e questa volta anche dei liberali che uscirono dal governo, non riuscì ad ostacolare la linea democristiana.

La debolezza dell’opposizione era evidente di fronte ad una maggioranza così schiacciante, rendendo impossibile osteggiare l’adesione del paese nel 1949 al Patto Atlantico (NATO): l’Italia aveva scelto il suo ruolo nella guerra fredda ed i democristiani erano saldamente al potere. Continuava lo squilibrio della politica italiana, caratterizzato dalla totale assenza di alternanza partitica.

To be continued…

Niccolò Ferragamo (Ferro, Iron per gli amici)
ipernikko@gmail.com – OpenNews.it

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Dal dopoguerra a tangentopoli: un romanzo tutto Italiano. Parte 2, dalla Repubblica al Patto atlantico

Pubblicato da ironeconomy su 7 Settembre 2009

IL REFERENDUM: Abbiamo lasciato l’Italia nella prima parte di questa storia (articolo del 5 settembre 2009) nelle sue vesti nuove, fresche, di giovane repubblica. Il referendum, tenuto per finalmente a suffragio universale maschile e femminile, aveva conferito uno scarto di 2 milioni di voti alla nuova forma istituzionale. Si tratta di un margine piuttosto importante, ma che nasconde un dato importante sulla provenienza delle votazioni: il divario fra nord e sud continuava a manifestarsi, essendo stato il Mezzogiono il principale serbatoio di voti monarchici.

LA SCISSIONE DEL PARTITO SOCIALISTA E L’ESCLUSIONE DELLE SINISTRE: Eletto Enrico de Nicola capo di stato provvisorio ed allontanata ormai la monarchia, il governo di coalizione Democristiano e social-comunista si trovava dinnanzi un’altra situazione spinosa: la stipula del trattato di Pace. C’è da dire che la posizione italiana era quantomai complessa: nonostante la firma dell’armistizio con le forze alleate del ’43 (3 Settembre, Cassibile) e l’importante contributo della lotta partigiana, l’Italia risultava a tutti gli effetti un paese sconfitto. Il trattato di Parigi del 10 febbraio 1947 ci trattò, quindi, esattamente da tali: le colonie furono cedute, ma sopratutto parte dell’Istria e di Trieste passarono sotto l’amministrazione della di Tito, il generale Jugoslavo colpevole dell’atroce serie di crimini nei confronti della popolazione italiana, deportata ed infoibata fra l’Aprile ed il Giugno del 1945. Le ripercussioni di queste condizioni non tardarono ad arrivare nella politica Italiana. Durante il congresso socialista di Roma del 9 gennaio 1947, avvenne la storica “scissione di palazzo Barberini” dell’ala anti-comunista del partito. Guidati da Giuseppe Saragat, i dissidenti che accettavano la democrazia parlamentare, si staccarono dalla componente massimalista dando vita al Partito socialista democratico italiano. La situazione politica stava mutando rapidamente: la scissione indeboliva il movimento socialista, a tutto vantaggio dei democristiani, ed i comunisti di Togliatti intuivano il rafforzamento di De Gasperi. Fu proprio per cercare di ritardare l’esclusione dal governo che Togliatti, in occasione dell’approvazione dei patti lateranensi nell’articolo 7 della nuova costituzione, diede il suo voto favorevole. Il gesto, in ogni caso, servì a poco: forte degli aiuti economici del piano Marshall, De Gasperi pose fine al governo tripartitico dando vita ad un nuovo esecutivo con l’esclusione delle sinistre e caratterizzato da una severa vigilanza poliziesca in funzione anticomunista, diretta dal ministro degli Interni Mario Scelba.

LA COSTITUZIONE ITALIANA Fu durante questo governo che, il 22 Dicembre 1947, l’Assemblea Costituente terminò i lavori della nuova Costituzione. Per la calibrata presenza al suo interno di ideali liberali, socialisti ed antifascisti, la Costituzione italiana, tuttora in vigore, è considerabile un documento di grandissimo valore ideologico su cui merita soffermarsi. Dei 139 articoli della costituzione italiana (di cui 5 sono stati successivamente abrogati) 12 ne rappresentano i principi fondamentali, 42 trattano dei diritti e dei doveri dei cittadini, 85 dell’ordinamento della Repubblica. Spiccatamente antifascista, per evitare future degenerazioni autoritarie la costituzione italiana definita rigida, ovvero dai contenuti non integrabili, modificabile o abrogabili. Riportare alcuni passi degli articoli fondamentali è importante per capire la natura della costituzione:

  • Art. 1 “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro”
  • Art. 2 “La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo”
  • Art. 3 “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge… È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana…”
  • Art. 4 “La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.”
  • Art.7 Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani. I loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi.
  • Art. 8 Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge.
  • Art. 11 L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali

I principi elencati chiariscono bene la natura compromissoria, ma non per questo meno valida, della costituzione. Così come la presenza democristiana è ben tangibile nell’articolo 7, altrettanto lo è quella social-comunista nel primo e nel terzo articolo: la Repubblica è fondata sul lavoro e, in quanto tale, ha il dovere di permetterene l’accesso ai suoi cittadini. I principi liberali sono garantiti dall’articolo secondo e, allo stesso modo, i principi egualitati sono sostenuti a piu battute. E’ da notare in particolare la presenza comunista nell’articolo 3: lo Stato non solo riconosce l’uguaglianza giuridica dei cittadini dinnanzi alla legge ma deve contribuire all’effettivo abbattimento delle diseguaglianza economiche e sociali. Da questo punto di vista, la costituzione sembrerebbe accettare in sordina la prospettiva di una progressiva evoluzione in direzione democratico/egualitario, il chè era esattamente l’intento della componente comunista dell’assemblea. Oltre ai principi fondamentali, la Costituzione, in generale, stabilisce la formazione di una democrazia parlamentale dove il Governo è tenuto a ricevere la fiducia del parlamento, e non soltanto la nomina da parte del capo di stato, per esercitare il potere esecutivo. E’ da ricordare, inoltre, che la costituzione prevedeva l’istituzione delle regioni, la cui formazione fu tuttavia rimandata fino al 1970.

LA VITTORIA DC NELLE ELEZIONI DEL ’48: Mi si scusi per la lunga parentesi sulla costituzione, ma non sarebbe stato coerente proseguire questo breve racconto del “romanzo” italiano senza parlarne. Stabilita da forma istituzionale e la nuova costituzione, il 18 Aprile 1948 si tenne l’elezione del primo Parlamento Repubblicano. Il frutto di una campagna elettorale della DC incentrata sul terrore rosso, il recente colpo di stato in Cecoslovacchia, l’effetto della scissione di palazzo Barberini, l’appoggio del blocco occidentale e l’acceso supporto di Pio XII e Azione Cattolica fu evidente: i democristiani ottennero una vittoria schiacciante, che rasentava la maggioranza assoluta con il suo 48,5%. Se l’esclusione della sinistra fu confermata, d’altro canto De Gasperi decise saggiamente di rendere partecipi al governo i componenti del partito liberale, repubblicano e socialista di Saragat: il quadripartito emarginava l’estremismo conservatore e quello comunista, sancendo l’inizio del centrismo. La soluzione moderata subì tuttavia una violenta scossa da un atto estremista di violenza: l’attentato a Togliatti del 1948 da parte di uno studente di destra sembrò far precipitare il paese nella guerra civile. Solo l’intervento di Togliatti stesso, fortunatamente, riuscì a placare lo sciopero generale della CGIL e l’immediata mobilitazione popolare. Paradossalmente, la forza e la compattezza del movimento sindacale uscirono danneggiate dalla protesta: la CGIL unitaria, nata nel 1944 col patto di Roma fra sindacati socialisti, cattolici e socialisti, si scisse per le tensioni del paese in Uil, Cgil e Cisl.

LINEA EINAUDI E PATTO ATLANTICO Erano già passati 3 anni dalla conclusione del conflitto ma le condizioni economiche del paese continuavano ad essere drammatiche. Agli effetti sull’occupazione del crollo della produzione post-guerra italiana (-70% rispetto al 1939) si aggiunsero quelli della circolazione monetaria, aumentata a dismisura per sostenere lo sforzo bellico. In questa situazione fra l’alternativa liberista e quella di diretto intervento diretto dello Stato nell’economia, il ministro (nonchè futuro presidente della repubblica) Einaudi optò per la prima. Comprendiamo il motivo della scelta, definita “linea Einaudi” se pensiamo alle pressioni statunitensi in questa direzione ed il fatto che. Ad influenzare la scelta fu tuttavia anche un interpretazione piu sottile: 18 anni di dirigismo fascista avevano stampato ormai nella mente della popolazione, ed anche dei politici, il binomio Fascismo-Intervento statale. La svolta liberista sembrò quindi un modo per lasciarsi completamente alle spalle il passato regime, anche dal punto di vista economico. La linea Einaudi cercò di attuare un duplice obiettivo: svalutare la lira sul mercato internazionale per rilanciare le esportazioni, e farla rivalutare, con una politica deflazionistica, all’interno del paese. La manovrà ebbe successo per il rilancio della produzione, ma alimentò la disoccupazione e ridusse ulteriormente i salari operai. Persa la compattezza sia del partito socialista che dei sindacati, le forze lavorative non riuscirono in alcun modo ad opporsi alla linea democristiana. Più vive proteste si ebbero per l’ancora irrisolta questione agraria: nel secondo dopoguerra si verificarono numerose occupazioni di terre da parte di contadini che chiedevano l’applicazione delle riforme Gullo. Il governò nel 1950 tentò di rispondere con due interventi. La cosidetta “legge stralcio” permise una parziale ridistribuzione del latifondo, avviando il declino della proprietà terriera assenteista e fu istituita la Cassa del Mezzogiorno. La tradizione clientelare del Sud Italia, non di rado intrecciata con la malavita, ereditata dalla politica Giolittiana (e ancor prima Borbonica)  ebbe tuttavia l’effetto di disperdere le risorse concesse, limitando la portata di questi interventi. Anche in questo caso l’opposizione delle sinistre, e questa volta anche dei liberali che uscirono dal governo, non riuscì ad ostacolare la linea democristiana.

La debolezza dell’opposizione era evidente di fronte ad una maggioranza così schiacciante, rendendo impossibile osteggiare l’adesione del paese nel 1949 al Patto Atlantico (NATO): l’Italia aveva scelto il suo ruolo nella guerra fredda ed i democristiani erano saldamente al potere. Continuava lo squilibrio della politica italiana, caratterizzato dalla totale assenza di alternanza partitica.

To be continued…

Niccolò Ferragamo (Ferro, Iron per gli amici)
ipernikko@gmail.com – OpenNews.it

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